Il Cambiamento come crescita personale
Il Cambiamento come crescita personale

Il Cambiamento come crescita personale

“Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento”

(Charles Darwin)

Spesso ci troviamo impantanati in situazioni poco chiare, ambigue, faticose, ma la nostra tendenza è quella di reggere, di resistere, con la triste conseguenza di spezzarci. Altre volte capita di sentire che le cose vanno molto bene, ma sentiamo lo stesso il bisogno di aggiungere qualcosa alla nostra esperienza di vita. Infine, capita anche di imbatterci in periodi di rivoluzione: vari ambiti della nostra vita sembrano sfuggirci dalle mani: l’equilibrio e il controllo che pensavamo di aver raggiunto, sembra sfaldarsi.

Comunque si presenti, il cambiamento è vita! Respirare significa cambiare qualcosa al nostro mondo interno per ripristinare l’omeostasi.

Il Cambiamento è Equilibrio: Omeostasi e stasi

Provate per un minuto a chiudere gli occhi e a immaginare cos’è per voi l’equilibrio: a qualcuno verrà in mente l’immagine di una condizione raggiunta o da raggiungere; ad altri verrà in mente un momento della propria vita. In pochi riportano un’immagine in movimento. Ecco, spesso intentiamo l’equilibrio come un fermo immagine, una foto che abbiamo avuto tra le mani o che vorremmo scattare. Di conseguenza, il cambiamento è percepito come un’invasione, qualcosa da fermare o limitare per il nostro benessere. Nella realtà, l’equilibrio implica la sensazione di movimento, non la stasi. Pensiamo per un attimo alla fisica: l’equilibrio dinamico implica un andamento costante. Non essendo oggetti abbiamo la necessita di ristrutturare costantemente il nostro equilibrio per mantenere l’omeostasi (l’attitudine propria degli organismi viventi a conservare le proprie caratteristiche al variare delle condizioni esterne dell’ambiente tramite meccanismi di autoregolazione).

Miglioramento e Adattamento

“Cambiare non significa migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare”

(W. Churchill)

Io preferisco riferirmi all’equilibrio come un movimento continuo e stabile. Per cercare e mantenere uno stato di stabile cambiamento attiviamo 2 tipi di processi:

  1. Processi  autoplastici: l’organismo modifica sé stesso per adattarsi all’ambiente.

    2.  Processi  alloplastici: si tratta di quei meccanismi messi in atto per modificare l’ambiente. 

 In alcuni casi, questi meccanismi possono diventare un ostacolo al cambiamento!

Tutti noi ci muoviamo nel mondo per obiettivi che sono legati ai nostri bisogni: quando un bisogno emerge mettiamo in moto tutte le azioni e i processi per soddisfarlo. Questo meccanismo lo si vede in maniera chiara nei processi legati alla specie:“La giraffa ha modificato la sua struttura per sopravvivere!”

Quindi, nei processi di cambiamento, noi prendiamo in considerazione noi e il mondo che ci circonda con gli ostacoli e i limiti che esso contiene in modo da attuare nuove strategie per raggiungere i nostri obiettivi. Quando questi meccanismi portano al raggiungimento dei nostri obiettivi, si rivelano funzionali, li trasformiamo in routine. Anche il processo di cambiamento subisce la stessa sorte: più questo assume un valore positivo, più verrà attuato dalla persona.

Cambiamento e Angoscia

Possiamo evidenziare tanti vantaggi legati al cambiamento, ma nonostante tutto spesso la sola parola ci crea scompensi importanti. Spesso si verificano attacchi di panico, vertigini e altre sensazioni e sintomi che ci bloccano sia fisicamente sia mentalmente.

Questi sintomi o sensazioni si presentano in maniera preponderante quanto più noi cerchiamo di aumentare il grado di controllo sulla situazione oggetto del cambiamento. Ritornando ai meccanismi sopracitati, questi diventano disfunzionali quando nel vivere la situazione consideriamo il cambiamento come a senso unico, per esempio, quando desideriamo mantenere tutta la situazione cosi com’è in maniera rigida, sarà il corpo (o meglio i sintomi psicosomatici) ad evidenziare che la resistenza a cui lo stiamo sottoponendo è disfunzionale, ma allo stesso tempo il sintomo diventa un modo per mantenere la situazione cosi com’è.

Per Ferenczi la condizione autoplastica nella conversione isterica porta alla regressione, cioè a modificare sé stessi, in modo da non modificare il mondo esterno. Il risultato che si ottiene è una maggiore difficoltà di adattamento e una più accentuata angoscia verso il cambiamento visto come nemico.

Allo stesso modo, le modalità tese a modificare l’ambiente circostante possono diventare disfunzionali quando portano l’individuo a eliminare le varie opzioni individuali: la persona che desidera cambiare il proprio ruolo lavorativo, ma aspetta che sia il proprio responsabile a notare le sue abilità, spesso rimarrà per anni in attesa e in uno stato di frustrazione perenne. Anche questo stato porta a una sintomatologia psicosomatica legata alla percezione dell’impotenza. Questa persona non considera la possibilità dell’agire il cambiamento, ma nonostante ne senta il bisogno, si lascia logorare dal subirlo!

Si parla di equilibrio quando c’è un continuo scambio tra modifiche ambientali e cambiamenti individuali, in questo caso il corpo si trova in uno stato di flessibilità tale da autoregolarsi, in questo continuo scambio e cambiamento, senza rompersi, sviluppando un costante stato di efficacia e efficienza che aumentano e stabilizzano l’autostima.

Scelte, Decisioni e Cambiamento

“Mentre perseguiamo l’irraggiungibile, rendiamo impossibile l’attuabile

(R. Ardrey)

Quando ci troviamo di fronte a scelte importanti che daranno il via a importanti cambiamenti, i meccanismi di adattamento sopracitati possono trasformarsi in un importante ostacolo al compimento del cambiamento. Il fattore “rischio” connesso alla scoperta del nuovo stato ci porta davanti a scenari apocalittici. Il blocco principale deriva spesso dall’incertezza legata alla mancanza di tutte le informazioni necessarie per fare delle giuste previsioni, meglio sintetizzabile come “mancanza di controllo”.

I meccanismi di adattamenti disfunzionali che si installano in queste situazioni sono:

  1. Procrastinazione funzionale all’attesa della situazione ideale che non arriverà mai: quando tutto sarà pronto farò il passo giusto…
  2. Concentrazione su  dettagli poco rilevanti: adesso ho questa situazione aperta, dopo farò…
  3. Accumulare informazioni, materiali, titoli: quando avrò finito la formazione in atto (che dura da anni) mi scriverò in palestra…
  4. Interruzione dopo un errore: ho sbagliato…non sono pronto…
  5. Rinuncia.

Lo scopo di tutto ciò è introdurre certezze, cosa impossibile quando si va verso un contesto del tutto nuovo per cui incerto: il futuro. Quindi nel cercare di predire e conquistare il futuro, perdiamo di vista il presente: da qui l’angoscia.

Cambiamento e Crescita Personale

“La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare” canta Jovanotti, infatti come dice il titolo della canzone, “Mi fido di te”, tutti noi abbiamo bisogno di fidarci e affidarci sia alle persone che ci sostengono sia alle nostre capacità e prospettive di miglioramento. Cambiare significa migliorare sé stessi, ed è questo l’obiettivo della nostra esistenza: fare questo implica una certa responsabilità.

“Cambiare non significa migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare”

(W. Churchill)

Entrando nel territorio della responsabilità personale, tutti noi sappiamo cosa vogliamo cambiare nella nostra vita per migliorarla. Viviamo in un periodo connotato dalla velocità: tutto cambia velocemente! Sia in termini relazionali che ambientali la nostra società è in continuo cambiamento. La sensazione può essere quella di partecipare a un viaggio velocissimo che va al di sopra delle nostre possibilità o, iniziare un viaggio che prenda in considerazione il proprio ritmo, esigenze e valori. Tutto ciò implica il contatto profondo con noi stessi per prendere consapevolezza dei nostri bisogni, delle nostre paure, ma anche la responsabilità dei nostri limiti e punti di forza.

“Ci sono due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle.”

(Denis Waitley)

Cambiamento e trasformazione vanno di pari passo: cambio per diventare la versione migliore di me e non per conformarmi alle aspettative del mio contesto. In questo senso il cambiamento implica una certa sensazione di solitudine, ci sentiamo soli perché quello che vogliamo è solo nostro, si tratta di una trasformazione calata sui nostri bisogni più intimi.

Adesso non rimane che chiederci:

In cosa vogliamo migliorare?

Quale cambiamento vogliamo intraprendere?

Di cosa abbiamo bisogno per intraprendere questo cambiamento?

Quali sono i nostri punti di forza su cui possiamo fare leva?

Quali aree della nostra persona/vita dobbiamo rinforzare?

Nel percorso di psicoterapia troveremo un alleato nell’innescare tale processo. Trattandosi di un viaggio spesso è bene cercare una guida che ci sostenga e ci sproni a compiere tutti gli step necessari.

Per concludere, voglio condividere con voi un motto e un augurio tratto da un passaggio del film “L’attimo fuggente”: Osate Cambiare, cercate nuove strade!

Bibliografia

Watzlawick, Weakland, & Fisch, Change, 1974

Watzlawick, Il linguaggio del cambiamento, 1980

Krech, L’arte di passare all’azione. Lezioni di psicologia giapponese per smettere di rimandare, 2016

Hartmann, Psicologia dell’io e problema dell’adattamento, 1996

U. Galimberti, Dizionario di Psicologia, Utet, 1992

 

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