Dott.ssa Maria Rita Vecchio
Elaborazione del lutto

Elaborazione del lutto

Amore mio, le persone non muoiono immediatamente, ma rimangono immerse in una sorta di aura di vita che non ha alcuna relazione con la vera immortalità, ma attraverso le quali continuano ad occupare i nostri pensieri nello stesso modo di quando erano vivi”.

(Marcel Proust)

Il lutto (dal latino lugere: piangere, dolersi) racchiude quell’insieme di sentimenti dolorosi che emergono dopo la perdita di una persona o dopo un evento critico devastante.

Il dolore che accompagna la sensazione di mancanza è variabile ed è strettamente legato con la necessità di mantenere vivo il legame con la persona cara. Si tratta della necessità di tenere in vita un ricordo, in quanto la memoria legata all’attaccamento da “calore e colore” al ricordo rendendolo vivo in eterno, legando e perpetuando il passato e, talvolta rendendo difficile “vivere il presente e il progettare il futuro”.

Morte e vita fanno parte di un cerchio che non ha né inizio né fine, ma è solo distinto da tappe che segnano i vari passaggi: nascita, adolescenza, matrimonio, morte, rinascita…tutto fluisce all’infinito segnato da riti e rituali che ci danno la possibilità di trasformare il pensiero e il simbolico in qualcosa di palpabile e accettabile.

I riti di passaggio sono necessariamente collegati al cambiamento; possono distinguerli in tre categorie: di separazione (nascita come separazione dalla madre; adolescenza come separazione per sperimentarsi nel mondo; matrimonio come uscita dalla famiglia di origine; morte come separazione dalla vita terrena e inizio di un nuovo percorso); d’attesa (come evento che permette di inserire il disorientamento all’interno di un quadro più chiaro: per esempio la veglia funebre); di aggregazione (comunanza e socializzazione dei sentimenti legati alle varie fasi della vita).

Galimberti (1999) definisce il lutto come:

lo stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo che ha fatto parte dell’esistenza”.

Tale perdita può essere di due tipi:

  1. Perdita di un oggetto “Esterno”:

      – Morte di una persona cara;

      – Allontanamento dalla propria città e/o dai propri affetti;

      – Perdita di un animale domestico.

   2. Perdita di un oggetto “Interno”:

 

      – Chiudersi di una prospettiva:

  • Chiudere un percorso scolastico per eventi non previsti;

      – Perdita della propria immagine sociale:

  • perdita del lavoro; cambiamenti economici;
  • cambi di città, ruoli o sedi che la persona percepisce come una regressione o una perdita di potere/stima;
  • disabilità dovuta a incidenti o malattie.

      – Un evento di vita percepito come fallimento: 

  • divorzio;
  • cambi di ruolo nel contesto lavorativo, personale o sociale;
  • Disabilità, Traumi fisici/psichici.

Nella maggior parte dei casi gli oggetti (interni e esterni) sopracitati si intrecciano: il lutto e la perdita non sono mai processi isolati, ma hanno sempre una o più dimensioni individuali e relazionali:

“La persona che perde il compagno, per esempio, perde anche l’identità di compagna/moglie. Insieme a questa perdita spesso si associa la “perdita di alcune possibilità” legate alla persona scomparsa: amavo viaggiare con il mio compagno. Spesso questa perdita di possibilità, nel caso di un lutto non elaborato, viene generalizzata e percepita come una disabilità irreversibile: “ho perso la possibilità di viaggiare!”

I modelli descrittivi dell’elaborazione del lutto

Il primo autore in psicologia a trattare questo tema è stato Freud (1915) in “Lutto e melanconia”. Gli studi successivi hanno attenzionato prevalentemente il lutto nelle persone adulte. Si deve a Bowlby lo studio sistematico delle fasi del processo di lutto. Bowlby ha evidenziato che il comportamento di attaccamento è finalizzato a mantenere il legame affettivo, quindi quando si attiva la paura di una perdita entrano in azione vari meccanismi per impedire che essa si verifichi. Tutto questo vale anche quando la perdita è anticipata (pensiamo alle situazioni di malattie gravi, ma vale per tutti i cambiamenti). In sintesi per questo autore, i meccanismi che si innescano nel lutto sono gli stessi che caratterizzano il comportamento di attaccamento. Bowlby individua 4 fasi:

  1. Stordimento (rifiuto);
  2. Struggimento (pianto di adeguamento spesso seguito da scoppi di rabbia, la persona inizia ha rendersi conto di quanto è accaduto);
  3. Disorganizzazione (isolamento, smarrimento e depressione);
  4. Riorganizzazione (creazione di una nuova versione di sé).

“Cambiamento-Nuova organizzazione-Socializzazione della perdita”

Se entriamo nel Processo di Comprensione del lutto possiamo discriminare nettamente 4 funzioni essenziali:

  1. Cambiamento e Adattamento alla vita: questo processo presuppone un’elaborazione sia emotiva che cognitiva della persona insieme alla riorganizzazione del tessuto relazionale;
  2. Dis-organizzazione e Nuova organizzazione: è necessario vivere un momento di destrutturazione emotiva e cognitiva per poter garantire una solida base da cui ripartire per costruire nuovi equilibri individuali e familiari;
  3. Percezione della Vulnerabilità della condizione di esseri viventi: la morte, le malattie, i cambiamenti sono stress che ci mettono di fronte alle fluttuazioni della condizione umana;
  4. Riconoscimento e Socializzazione del dolore: la perdita o la morte riguarda tutti noi, fa parte della vita, questi processi, spesso sottomessi alle necessità della società odierna, vengono evitati o rinnegati, ma hanno sempre fatto parte delle varie fasi di passaggio, in tutti i tempi e in tutti i popoli. Il lutto è una fase di passaggio che necessita di riconoscimento e socializzazione del contenuto emotivo.

Qual è la funzione del Lutto?

“Quando un uomo muore, un capitolo non viene strappato dal libro, ma viene tradotto in una lingua migliore”

(John Donne)

Nella società attuale, grazie alle migliori condizioni di vita e alle nuove prospettive medico-scientifiche, ci siamo allontanati dalla prospettiva della morte e della malattia come elementi inerenti la vita stessa. Tutto diventa reale solo quando ci colpisce in prima persona.

In passato l’elaborazione del lutto era vista come un processo naturale e sociale. Nel sud Italia, così come in molti altri posti e culture, la morte era sostenuta non solo dai parenti più stretti del defunto, ma anche dal quartiere intero. Nessuno rimaneva da solo in un momento così delicato, e tutti partecipavano alla veglia (anche i bambini!). Questo rituale di accompagnamento al lutto includeva la morte nella sfera del “possibile” e, nonostante il dolore, agevolava il susseguirsi delle fasi di elaborazione del lutto. La morte, prima di essere un evento, è un pensiero, è in quanto tale deve essere ricondotto alla sfera del rituale per diventare evento e quindi essere metabolizzato.

 Il funerale, dopo la veglia, è il rito di accompagnamento del defunto nel suo passaggio all’altro mondo. Si tratta di un rituale che racchiude in sé emozioni ambivalenti: paura del morto e della morte, rabbia per l’accaduto, tristezza per la perdita, paura dei cambiamenti che ne conseguiranno, ecc. dopo il funerale solitamente ci si ritrova a parlare del defunto, ed è proprio in quel momento che emerge oltre alla tristezza per la sua assenza, anche il ricordo di momenti belli che permettono un ridimensionamento dell’umore.

In passato, ma ancora oggi in molte tribù, i funerali erano cerimonie complesse che contemplavano lamentele (donne che spesso erano presenti per esprimere in maniera eclatante la sofferenza, abbigliamento nero che metteva in mostra lo stato d’animo dei presenti), doni (ricordi che legavano le persone al defunto: qualche gioiello che lo accompagnava nel suo viaggio, omaggi floreali, candele; e doni alla famiglia solitamente cibo per permettere ai parenti più stretti di soffrire per il lutto sapendo che altre persone si sarebbero prese cura di loro nella loro fragilità) e le laudi (il ricordo delle gesta del defunto). Queste fasi ripropongono in parte quello che oggi chiamiamo  accompagnamento all’elaborazione del lutto: espressione del dolore; vicinanza emotiva; sostegno.

Le fasi del lutto?

Elisabeth Kübler Ross (1926-2004) ha elaborato il famoso modello a 5 fasi dell’elaborazione del lutto nell’ambito delle malattie terminali. Secondo l’autrice la persona che affronta un lutto attraversa 5 momenti o fasi (non stadi perché non seguono un ordine prestabilito, ma hanno un andamento soggettivo). Con il tempo questo modello è stato esteso a tutti i tipi di lutti e perdite: delusioni, separazioni, divorzi, abbandono, traumi fisici di varia natura, confermando che il processo di lutto è strettamente collegato al processo di cambiamento.

Vediamo nel dettaglio le 5 fasi:

  • Fase della negazione o del rifiuto: la negazione è un meccanismo di difesa molto comune; Anna Freud lo definiva come “il rifiuto di accettare la realtà”, la sua funzione è quella di bloccare il processo di presa di coscienza e la consapevolezza degli eventi: “non è possibile, non ci credo!
  • Fase della rabbia: è la fase legata al sentimento di ingiustizia: “perché proprio a me? Cosa ho fatto per meritarmelo?”. Si tratta di una fase che può evolvere in movimenti verso l’interno della persona (chiusura, ritiro, solitudine) o verso l’esterno (aggressività verso una persona o un evento considerato come la causa dell’accaduta), nella necessità di orientare il dolore;
  • Fase della contrattazione o del patteggiamento: è la fase di riavvicinamento graduale alla realtà attraverso la ricerca di strategie utili per affrontare la situazione: “se supero questo momento, non farò più errori”;
  • Fase della depressione: è la fase della consapevolezza, la persona si rende conto della mancanza e ha la sensazione di non riuscire a vivere perché generalizza la mancanza dell’altro alla sua capacità di esistere: “non posso farcela, la mia vita così non va”;
  • Fase dell’accettazione del lutto: avviene la piena elaborazione, si accetta la mancanza, ma si cercano strategie per andare avanti e soprattutto si accetta pienamente la condivisione del dolore: “ora bisogna andare avanti”.

Il dolore è soggettivo, motivo per il quale non si può incasellare in modo semplice e univoco all’interno di un modello. Concetti come “dolore e morte” devono essere distinti e non sovrapposti.

Tipi di lutto

Il lutto “normale” implica, come abbiamo detto, un percorso doloroso molto soggettivo, ma necessario per l’integrazione, all’interno della persona, dell’avvenuta mancanza. Questo dolore è funzionale perché porta alla ri-organizzazione della vita interiore e sociale della persona.

Il lutto “complesso”, implica sempre una forma di dolore acuto, ma in questo caso il dolore piuttosto che generare una ri-organizzazione, diventa l’elemento centrale della vita della persona: è il dolore a guidare la persona, la “paralizza” (Neimeyer et al., 2011; Neimeyer, 2012). Il lutto si ripropone come trauma continuo anche in riferimento alla storia della persona che lo vive, alle sue caratteristiche di personalità, al tipo di evento, all’età del defunto, ecc. Possiamo includere in questa forma di lutto le “morti improvvise”, le “morti violente” (incidenti, suicidi, ecc.). In quest’ultimo caso, spesso chi ha assistito all’evento o è sopravvissuto ad un incidente può manifestare ulteriori difficoltà nell’elaborazione del lutto perché si innescano emozioni legate alla responsabilità (il senso di colpa per esempio) e fattori legati alla personalità (locus of control interno).

Lutto “non riconosciuto”: ad esempio aborti, morti perinatali, morte di un animale domestico, perdita legate all’insorgere di una malattia che rende la persona irriconoscibile/diversa rispetto a come era prima dell’insorgere di una grave patologia mentale o, ancora, persone a cui non viene riconosciuto di essere in lutto perché ciò è ritenuto inaccettabile dall’esterno, è il caso delle relazioni extraconiugali, solo al partner ufficiale è permesso di soffrire e di esprimere il proprio dolore.

Il lutto anticipatorio, è una forma adattiva di lutto che si verifica, per esempio, in seguito al sorgere dei sintomi di una malattia degenerativa grave. In questo caso, il repentino attivarsi del processo di elaborazione, ha la funzione di preparare le persone alla futura separazione.

Per concludere…

L’elaborazione del lutto consiste in una progressiva integrazione dell’evento all’interno della narrazione personale:

“Non perdiamo l’affetto, ma camminiamo nel presente sicuri dell’attaccamento acquisito nel passato”.

Il lavoro terapeutico facilita la progressiva integrazione dei vissuti emotivi (shock, angoscia, rabbia, senso di colpa, ansia, paura, solitudine, tristezza, senso di oppressione) con i corrispettivi corporeo-comportamentali (chiusura, isolamento, agiti aggressivi verso sé stessi o verso l’esterno, sintomi psicosomatici, ecc.), così da accompagnare la persona verso l’integrazione di questi contenuti per migliorare la qualità di vita.

Si tratta di una ri-narrazione che permette di unire due processi distinti:

  1. Riconoscere la realtà dell’evento;
  2. Rivedere e ricomporre la rappresentazione mentale del defunto;
  3. Ricostruire la natura del legame;
  4. Riorganizzare il presente,
  5. Non sovrapporre la perdita della persona cara con la perdita della propria identità.
  6. Riorganizzare i propri ruoli (moglie, donna, mamma, amica, lavoratrice, viaggiatrice, amante dell’arte…) per riscrivere la storia personale.

La scelta di “chiedere aiuto” è fondamentale soprattutto se i sentimenti legati al lutto persistono nel tempo (l’elaborazione naturale del lutto va dai 6 ai 12 mesi).

Una non elaborazione può sfociare nella cronicizzazione con laconseguente comparsa di:

  • Uno stato depressivo che può sfociare in una depressione maggiore;
  • Un lutto persistente;
  • Un disturbo post traumatico da stress.

BIBLIOGRAFIA

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